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Giovedì, 26 Aprile 2018
Siamo alla fine del giro di boa nelle presidenziali USA, e Trump fa sempre più paura PDF Stampa E-mail
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Notizie - Opinioni
Venerdì 13 Maggio 2016 17:37

Roma li, 13 Maggio 2016

Trump terrorizza le grandi Lobby finanziarie che con la globalizzazione hanno prosperato, il nuovo modello di Società in antitesi con quella sognata da Trump, un società la cui forza economica trae origine dal suo stesso tessuto economico. Più impresa e meno finanza.
Il mondo finanziario, più la campagna entra nelle sue fasi cruciali e più si rende conto che il tempo delle vacche grasse è vicino al capolinea. Anche la stampa economica avverte il pericolo e tra queste la testata più autorevole legata al mondo finanziario, The Economist in un suo articolo: "Donald Trump’s victory is a disaster for Republicans and for America", sottolinea il pericolo di un vittoria di una svolta Trump. Sarebbe la fine dei fondi speculativi che hanno arricchito numerosi istituti finanziari e impoverito gli stati sovrani, molte altre testate legate al mondo finanziario si soffermano sui pericoli in caso di vittoria dell'immobiliarista Donald Trump.
Come è consuetudine la stampa europea, punta tutto nella critica delle sue esternazioni durante i comizi, estrapolando quelle frasi necessarie per impallinarlo, così la sua persona si fa apparire come un razzista, un misogino, un sessista
a cui non si può certamente affidare la guida del primo paese al mondo. Gli attacchi a Trump sono favoriti anche dal personaggio genuino che rappresenta, è pur vero che si affida a battute, a volte sagaci e non si sottrae ad un linguaggio trasgressivo, anche nei confronti della sua avversaria
Trump non è uomo del bon ton, della diplomazia verbale, del politicamente corretto, lui è diretto e questa è stata la sua formula vincente in tutta la sua vita da imprenditore. L'uomo nonostante la campagna denigratoria di televisioni, organi di stampa che continuano a mettere in risalto solo gli aspetti del suo linguaggio scurrile, continua a macinare consensi. Non ha capito il giornalismo che lo attacca, che il popolo americano aspira ad avere un presidente vero che sa rispondere alle lobby, che si oppone agli sprechi di denaro in armi e guerre, incomprensibili che costano fiumi di denaro per il popolo americano già pesantemente impoverito dalle ultime presidenze. Donald Trump prosegue la sua marcia verso la nomination repubblicana, nonostante lor signori si prodigano ad oscurare i punti salienti del suo messaggio verbale, che tanto affascina gran parte dell’elettorato americano e di contro terrorizza l’establishment americano ed europeo. La vittoria di Trump come per incanto taglia l'energia alle marionette che si muovono nei teatrini italiani, tedeschi, francesi e spagnoli, liberando dalle catene Grecia e Portogallo.
L'obiettivo primario della politica di Donald Trump è mettere fine alla globalizzazione, e ripensare ad una nuova forma sincrona alle società non più fordiste dei tempi passati. Trump studia con attenzione un nuovo progetto di società non più globalizzata, che noi popolari attenti studiosi dei cambiamenti socio antropologici in atto avevamo previsto e anticipato 10 anni fa.
Ci potrà essere ancora un futuro prospero per "tutti", nei prossimi anni se ripensiamo al disegno di società glocalizzate, una parola orrenda ma ricca di significato che imparerete ad apprezzare. Trump In ogni suo comizio non l'ha mai nominata direttamente, ma nelle sue argomentazioni è sempre presente.
E indubbiamente se dovesse vincere Trump sarà una svolta epocale. Fine del un mondo unipolare in favore di un mondo multipolare tanto caro a Putin.
La svolta se il popolo americano lo vorrà metterà fine a quel periodo politico ed economico iniziato all’inizio degli anni Ottanta con l’arrivo di Ronald Reagan alla Casa Bianca e di Margaret Thatcher a Downing Street.
Donald Trump non solo si oppone al Ttip "Trattato di libero scambio tra Stati Uniti ed Unione Europea" e all’analogo accordo con i Paesi del Pacifico, ma vuole annullare il NAFTA, ovvero gli accordi commerciali tra Stati Uniti, Messico e Canada e intende reintrodurre i dazi per proteggere il mercato interno americano. Da queste promesse elettorali, si intuiscono le premesse di una vera e propria rivoluzione socio economica, non solo per l'economia americana, ma di quella del mondo intero.
Queste sue idee raccolgono consensi tra i ceti medi e bassi americani, e suscitano simpatia tra gli economisti non allineati, convinti che una maggiore apertura dei mercati ha coinciso con la riduzione del tenore di vita dei popoli e con una crescente incertezza riguardo al futuro. La globalizzazione ha favorito una ristretta élite, soprattutto del mondo finanziario, e ha provocato notevoli diseguaglianze sociali. Infatti i tanti decantati benefici della globalizzazione, sbandierati da politici ed economisti, al soldo delle Lobby, si sono tradotti in un arricchimento di pochi e in un peggioramento delle condizioni di vita di milioni e milioni di persone sia negli Stati Uniti sia in Europa. La rabbia di questi cittadini che chiede maggiore protezione, rende impermeabile Donald Trump da attacchi diretti. La fine della globalizzazione è una svolta estremamente positiva, anche per chi ne ha beneficiato nel passato. Ormai questi capitani della finanza, hanno accumulato tante ricchezze che è arrivato per loro il momento di convertirsi, e questo è quello che serpeggia tra i consulenti di Hillary Clinton.
Noi siamo da sempre stati contro la globalizzazione, che ha arricchito in modo smodato, i grandi poteri finanziari e grandi multinazionali. E sono gli stessi che non ci stanno a soccombere all'uomo di New York, e per questo che hanno aperto la “caccia all’uomo”.
Con la fine della globalizzazione, l'America uscirebbe dalla recessione che Obama ha sempre nascosto. L’apertura dei mercati ha destabilizzato il mondo del lavoro dei Paesi occidentali, ha annientato i sindacati e ha ridotto il potere contrattuale dei lavoratori. Ha dunque contribuito a fermare la crescita dei consumi e quindi degli investimenti, necessari per aumentare il potere di acquisto dei consumatori. In realtà la tanto sbandierata globalizzazione, non ha portato aumento di domanda neppure dai Paesi emergenti. Il risultato è che in ogni settore ci troviamo in presenza di una sovraccapacità produttiva, che accentua la pressione al ribasso su prezzi e salari, causa primaria della realtà deflazionistica in cui versa l’economia mondiale. Le politiche monetarie di carattere eccezionale attuate dalle banche centrali sono risultate inappropriate per far fronte al contesto deflazionistico generato dalla globalizzazione per farci uscire dalla crisi. Solo con un commercio equo e aggiungerei etico, con regole ben precise, le stesse proposte dal candidato democratico Bernie Sanders, attraverso la ricostruzione dei mercati del lavoro devastati dalla globalizzazione, si può uscire dalla crisi. Questa ricetta, però terrorizza i grandi poteri finanziari ed economici, ossia quell’1% di persone che ha ottenuto enormi vantaggi da quel mercato libero e senza regole dettato dalla globalizzazione.
Se Donald Trump terrà fede alle sue promesse elettorali, ma non ne sono così convinto, vista la sua provenienza, e se riuscirà a vincere le elezioni siamo alla vigilia di una svolta epocale planetaria che farà crollare l'Europa attuale, formazione di Stati mal assortiti, per ripensare ad un Europa allargata ad Est. Mi dispiace per quei leader europei che non amano gli orsi, vorrà dire che impareranno ad apprezzarli, ad amarli oltre che proteggerli da attacchi indiscriminati. Novembre è ancora lontano, e sono sicuro che l'establishment politico finanziario ed economico, userà tutte le sue carte per impedire la vittoria di Donald Trump. Sicuramente punteranno a due strumenti per incutere spavento nel popolo americano e portarlo a votare Hillary Clinton, la candidata dalla grande esperienza sostenuta dai poteri forti, che per la sua campagna elettorale si sono svenati. La prima farsa che ipotizzo, sarà una messinscena simile alla famosa depressione del 1929, con crollo dei mercati finanziari, fatti passare come rischio in caso Donald Trump diventasse inquilino alla White House. La seconda farsa che ipotizzo nel secondo tempo del film con regia Lobby finanziarie, è far credere che possano riacuirsi le tensioni tra Russia e Cina, per cui in è necessario un presidente di provata esperienza in politica estera, un vestito confezionato per indurre l’elettorato americano a votare per Hillary Clinton.
Sono sicuro che molti di voi troveranno le mie ipotesi degne di un affabulatore che vuole condizionare le vostre menti, ma non è questo il mio intento, quello che desidero è darvi gli strumenti per poter affrontare ragionamenti concreti. Sono convinto che i miei ragionamenti potranno apparire pur ipotetici, ma hanno un grande fondo di verità. La posta in gioco è un play ball, che le Lobby economico politico finanziarie non possono assolutamente perdere.
Da osservatori mantenete le antenne alzate sugli avvenimenti legati alle campagne di disinformazione che verranno partorite nei prossimi mesi.

Maurizio Compagnone
Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana”


 

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